Valutazione Dinamica

 

 

 

 

 

Il metodo della Valutazione Dinamica a scuola

L’idea che la scuola si debba dotare di nuovi strumenti di valutazione per rendere più efficace e individualizzato il processo di educazione ed istruzione si va diffondendo tra gli insegnanti, in particolare tra quelli di loro che hanno incontrato l’educazione cognitiva e vedono il percorso scolastico dei propri allievi come opportunità per “imparare ad imparare”.

Le tradizionali modalità di valutazione permettono di raccogliere informazioni su ciò che l’allievo sa fare da solo, in un dato momento del suo percorso scolastico. I risultati delle prove di verifica degli apprendimenti non permettono di capire in profondità ciò che ostacola una migliore prestazione da parte dell’allievo. Le informazioni che provengono dalle consuete verifiche sono comunque importanti e danno all’insegnante l’occasione per mettere sotto esame le proprie modalità di insegnamento, soprattutto se i risultati non corrispondono a ciò che ritiene che l’allievo debba saper fare.

L’insegnante che non vuole limitarsi a prendere atto del risultato di una verifica dovrà chiedersi: quali conoscenze e quali capacità erano necessarie all’allievo per affrontare il compito? Quali sono le sue competenze? Quali interventi si possono mettere in atto perché l’allievo migliori?

Proprio per poter rispondere a queste domande sempre più insegnanti, attraverso una formazione specifica,  si attrezzano per utilizzare anche la valutazione dinamica. “Anche”, perché essa non sostituisce quella tradizionale, ma fa parte, insieme a quest’ultima, di un più ampio processo di raccolta di informazioni che le buone scuole mettono in atto per migliorare l’efficacia del processo di insegnamento-apprendimento. “Dinamica” perché il ruolo dell’insegnante non è più neutro, come nella valutazione “statica”, ma di attiva mediazione, e anche l’allievo non si limita a reagire alle richieste del compito, ma interagisce con il docente sulle difficoltà che incontra. Il compito non è più inteso come un prodotto, ma diventa l’occasione per rendere visibili, e modificabili, i processi con cui l’allievo lo affronta. L’allievo viene quindi considerato come modificabile e capace di migliorare. Anche il compito è modificabile, in modo che possa “incontrare” l’allievo. L’intervento di mediazione del docente procede di pari passo con la valutazione: il docente “impara” sull’allievo a mano a mano che sollecita le sue abilità, le sue conoscenze e la sua capacità di apprendere con riferimento a compiti ed attività specifici.

Quello che abbiamo descritto riguarda uno dei numerosi impieghi della valutazione dinamica, quella che può svolgersi nella scuola quando ci si propone di aiutare gli allievi a apprendere e a comprendere. Con il metodo della valutazione dinamica la mediazione degli insegnanti consiste, a partire da un contenuto curriculare, nel migliorare il funzionamento degli allievi in aspetti trasversali quali l’attenzione, la percezione, la memoria, il linguaggio, la cognizione (astrazione, ragionamento, soluzione di problemi…) e la metacognizione. Ciò che viene effettivamente modificato, durante l’intensa mediazione che l’insegnante mette in atto durante la valutazione, sono soprattutto i processi metacognitivi, che sostengono e rendono efficaci gli altri processi implicati. Anche i bambini in età prescolare possono trarre beneficio da questa procedura, in quanto le funzioni metacognitive o esecutive emergono già a partire dai tre anni.

La valutazione dinamica è una procedura “pre-test – mediazione – post-test” di valutazione psicologica ed educativa nota da più di mezzo secolo e prevalentemente utilizzata dagli psicologi per ricercare il potenziale di apprendimento in soggetti in difficoltà cognitiva. Solo negli ultimi due decenni si è verificata una crescita di interesse oltre l’ambito diagnostico per questa procedura, che non è ancora diffusamente praticata.

Si parla di “test” in quanto esiste un’ampia gamma di prove predeterminate a seconda dell’ambito cognitivo da esplorare; ma anche un comune compito scolastico può valere come test. Dopo la mediazione delle difficoltà incontrate dall’allievo nel pre-test – difficoltà che l’insegnante dovrà saper “leggere” in base ai processi cognitivi implicati nel compito –  ancora un test (o una prova curriculare con le stesse difficoltà della precedente), che permette di capire quanto, e in che cosa,  l’allievo è progredito grazie alla mediazione.

La valutazione dinamica è basata sui fondamenti teorici di Vygotsky e di Feuerstein ed è definita come la “creazione di una zona di sviluppo prossimale, entro la quale chi valuta fornisce la mediazione di processi cognitivi per stimolare nell’allievo un funzionamento mentale più elevato”.

La zona di sviluppo prossimale è un concetto fondamentale che dobbiamo a Vygotsky, e si definisce come la distanza tra il livello di sviluppo dimostrato da un individuo mentre affronta un problema o un compito da solo, e il più alto livello di sviluppo potenziale che emerge quando un individuo alle prese con un compito interagisce con altri più capaci.

Di Feuerstein è il modello delle specifiche interazioni che promuovono la zona di sviluppo prossimale. Lo si può sintetizzare come “esperienza di apprendimento mediato”. Si tratta di interazioni che promuovono un funzionamento cognitivo ottimale, in particolare lo sviluppo dell’autoregolazione, dell’apprendimento attivo, della soluzione strategica dei problemi e del pensiero rappresentativo. Le componenti di questa speciale mediazione sono state elencate e illustrate da Feuerstein; tra queste l’intenzionalità del mediatore, la mediazione del significato del compito,  la mediazione della trascendenza di aspetti del compito rispetto al “qui ed ora”, la mediazione della competenza dell’allievo.

La formazione alla valutazione dinamica si articola  e si approfondisce a seconda dei settori nei quali si intende impiegarla (nei contesti riabilitativi, educativi, con bambini, con adulti, singolarmente, per gruppi…). Richiede una preparazione approfondita, con esercitazioni specifiche e supervisione. Comporta una preparazione accurata a saper mediare i processi e le strategie cognitive, distinguendoli dai contenuti dell’apprendimento.

I modelli e le procedure prevalenti della valutazione dinamica  sono da riportare all’approccio mediazionale (Feuerstein, Tzuriel, Haywood….) Altri approcci si basano su interventi standardizzati, basati su test predeterminati (Budoff, Hessels…), altri ancora sul “suggerimento progressivo” (Campione e Brown, Swanson, Resing, Buchel…). L’approccio che ha ispirato questa breve presentazione fa riferimento a Lidz, che ha messo a punto una valutazione dinamica basata sul curricolo scolastico.La società Multiproposta ha organizzato a Torino nel febbraio 2009, nell’ambito del C.I.R.D.A. (Università di Torino) una formazione alla valutazione dinamica condotta da H. Carl Haywood e Carol S. Lidz. Di questa formazione ha fruito gran parte del nostro gruppo, insieme ad insegnanti, logopedisti, psicologi provenienti da varie località dell’Italia settentrionale. Sono nati, dopo la formazione,  progetti di ricerca e sperimentazione in alcune scuole elementari e dell’infanzia del torinese, che hanno “provato” con successo le indicazioni e gli strumenti proposti dai relatori. Alcune tesi di laurea e una tesi di dottorato hanno approfondito aspetti della procedura di valutazione dinamica, contribuendo ad alimentare nei formatori e negli insegnanti interessati una competenza che deve continuamente essere messa alla prova.

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SISTEMA MULTIPROPOSTA
L’obiettivo è contribuire alla prevenzione dell’insuccesso scolastico attraverso una didattica che sappia educare l’intelligenza e recuperare le difficoltà di apprendimento.
EDUCARE L’INTELLIGENZA
Vivere in un società complessa richiede in misura sempre maggiore flessibilità mentale, pensiero strategico, autoregolazione cognitiva, consapevolezza del proprio modo di operare.