Di fronte ai nostri figli persi in mondi fantastici pensiamo “Ah,

bene, sta solo giocando…”. Il che la dice lunga.  Noi adulti

distinguiamo tra attività utili, come preparare la cena o

costruire ponti, e il cosiddetto “divertimento”, come leggere

romanzi o andare al cinema, in altre parole, il gioco.

I bambini non costruiscono ponti né arano campi. Non

preparano la cena né portano a casa lo stipendio. E tuttavia, il

loro ossessivo e irrefrenabile gioco del far finta – una continua

parata di controfattuali finzionali – riflette le capacità più

sofisticate, importanti e caratteristiche dell’uomo.

Alison Gopnick

Il bambino filosofo

Bollati Boringhieri, 2010

Mondo immaginario e mondo reale sono processati secondo

gli stessi schemi cognitivi: è il grande paradosso del gioco,

quello di poter essere un’attività seria, coinvolgente e nel

contempo fittizia.

I mondi immaginari dei bambini non sono conseguenza di

processi allucinatori, ma di quelle stesse facoltà che

permettono di comprendere la realtà.

 

Paul L. Harris

L’immaginazione nel bambino

Cortina, 2008

L’apprendimento dei contesti della vita è cosa che deve essere

discussa non come fatto interno, ma come questione esterna

tra due creature… la relazione non è interna alla singola

persona… è sempre un prodotto della descrizione doppia.

Del gioco mi interessano quegli aspetti che esemplificano la

regola che due descrizioni sono meglio di una.

Come la visione binoculare fornisce la possibilità di un nuovo

ordine di informazioni (sulla profondità),così la comprensione

(conscia o inconscia) del comportamento attraverso la

relazione fornisce un nuovo tipo logico di apprendimento.

Il deuteroapprendimento è un processo di secondo livello,

diverso dal semplice “imparare qualcosa”. Riguarda

l’apprendere ad apprendere.

 

Riguarda le aspettative che il soggetto può elaborare rispetto

 

alle relazioni future.

 

da Gregory Bateson,Mente e natura,

Adelphi, 1984; Verso un’ecologia

della mente, Adelphi 1976

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